|
Settimo anno veneziano.
Le
premesse sono ottime: il trailer di Akiresu to kame (Achille e
la tartaruga) mi riporta dalle parti di Hana-bi, e pur avendo
apprezzato gli ingiustamente maltrattati ultimi due film,
Takeshis’ e Kantoku banzai (specialmente il primo), il fatto di
pensare ad un nuovo Hana-bi mi fa già scaldare il cuore.
Anche quest’anno seguirò tutto il festival, il film di Kitano
verrà proiettato il 2° giorno (28 agosto) alle 19.00 in Sala
Grande.

La
sera del 27, in attesa di entrare al Palabiennale per vedere il
film dei Coen, mi fermo all’Excelsior e vedo l’arrivo di Kitano
in motoscafo.
Ogni
anno la felicità nell’incontrarci è sempre maggiore.
  
E il
Papa Kitano come al solito è fonte di grasse risate.

E’
presente anche il cast del film (tra cui il grande Yuregi Yanagi,
protagonista di Boiling Point), arrivato in vaporetto con Greg.
Per
un disguido, gli attori rimangono senza albergo e iniziano a
vagare per il Lido alla ricerca di una sistemazione; io e
Mathieu li troviamo dopo la mezzanotte di fronte alla Sala
Grande.

Mada Murakoshi, Greg, Mario, Al Kitago, Mathieu, Yanagi Yurei,
Omiya no matsu
Yurei-san lascia un segno della sua presenza a Venezia.

28 agosto. Ore 9.00.
Non
appena arrivato al Lido, mentre faccio la fila al botteghino mi
si avvicina una ragazza giapponese, Noriko.
E’
la studentessa di cinema che mi ha contattato mesi prima per
dirmi che sta scrivendo la tesi su Takeshi Kitano e che…l’ultimo
capitolo della tesi sarà interamente dedicato al Fan Club
italiano!
110
e lode per il Kitano Takeshi Sassari-Venezia Fan Club!!!
Ci
ritroviamo tutti al solito posto, il retrò del Casinò, con un
gadget in più: un basco rosso.
Ogni
anno penso a qualcosa che potrebbe colpire:Kitano è successo nel
2005 con l’idea di recitare e filmare alcune scene dei suoi film
in spiaggia, nel 2007 con l’accoglienza indossando dei copricapi
da samurai in plastica che mi aveva regalato a Cannes subito
dopo l’intervista, e quest’anno…non appena ho visto il trailer
ho pensato a come Kitano avrebbe sorriso se questa manica di
pazzi che lo sostiene sempre avesse indossato un basco bordeaux
come quello che il pittore protagonista, Machisu, indossa per
tutto il film.
Detto fatto.
Foto
di gruppo.

Arriva Kitano, vede i baschi e scoppia a ridere. Si ferma per
alcuni minuti a firmare autografi e si diverte un mondo a fare
il giullare.



Alcuni giornalisti mi dicono di conferenze stampa e di
interviste in cui avrebbe ringraziato pubblicamente il fan club,
commosso dall’idea del basco e dalla nostra presenza, “Io ammiro
questi ragazzi, sono davvero colpito dalla loro accoglienza, io
faccio i film per loro…”
Non
sono leggende metropolitane, è tutto vero.
Forse il fatto che in Giappone i fan club siano “finti”, nel
senso che sono organizzati e finanziati dai divi stessi per
avere più pubblicità, ci ha resi ancora più speciali ai suoi
occhi.
Ore 18.00.
Si
avvicina il grande momento. Era dal 2002 che non ero così
emozionato.
Durante la passerella ci troviamo di nuovo insieme ai ragazzi
che recitano nel film.


Il
motivo è che sono venuti a Venezia per conto loro e non hanno
alcun accredito…ma ecco che succede l’incredibile: in sprezzo
del rigido protocollo scavalcano ad uno a uno il muretto e vanno
ad infilarsi di fronte ai fotografi…fantastico! :D
In
questo video, realizzato dal nuovo grandissimo acquisto del
Fan Club di quest’anno, Simone “Aniki”, potete vedere tutto ciò,
e non solo.
A
noi si unisce la giornalista della Asahi Tv, e carissima amica,
Ako.

Inizia la proiezione ed inizio a piangere.
Per
2 ore.
Questo film fa male. Fa malissimo.
La
sintesi perfetta di una trilogia che solo tra qualche anno forse
sarà decodificata e capita appieno.
Questo film è un capolavoro, una riflessione profonda sull’Arte
e su chi cerchi di farla.
Amara, tragicomica, reale.
In
una sola parola: Kitano.
Mi
viene da pensare ancora una volta a quanto sono fortunato ad
avere un rapporto di questo tipo con Kitano, con questo Artista
immenso, con questo fottuto Genio, a cosa posso aver fatto per
meritare interviste esclusive a Cannes e a Venezia,
ringraziamenti, biglietti omaggio, inviti a feste…
E
per la prima volta trovo la risposta, e dico a me stesso “8 anni
di passione infinita, creatività e lavoro duro. Cazzo, me lo
merito.”
E la
serata non finisce mica qua.
Alla
fine della proiezione Greg si avvicina e mi dice “Vogliono
invitare a cena 5 persone, il nucleo storico del fan club”.
Bene.
Nemmeno il tempo di comunicarlo agli altri che Greg torna da me
e mi dice “Ok, hanno detto che possiamo andare tutti. Tutti e
15!”
Fantastico!
Ci
incamminiamo verso l’Hotel Des Bains, tutti col basco rosso in
testa.
Superiamo il cancello e lo aspettiamo all’ingresso dell’Hotel,
lui scende dalle scale, ci guarda e si mette a ridere, poi mi
guarda indicando il basco che ho in testa e mi dice “Bella
idea!”
E in
un attimo si trasforma in Kikujiro: si volta, fa un saltello e
un gesto con la mano dicendo “Andiamo!”
Ora,
ad un party per un film in Concorso quanti invitati vi
aspettereste?
Moltissimi.
E
invece no.
3
tavoli vicini: Kitano con il cast, un tavolino di giornalisti
e…noi!
Sono
senza parole.
Che
regalo, che dimostrazione di riconoscienza.
In
questi casi ho sempre paura che qualche “cavallo pazzo” possa
distruggere tutto, ma fortunatamente la selezione è stata fatta
bene: la cena procede tranquilla, terminando con foto e
autografi di rito.
[Il
giorno dopo lo vedrò di nuovo per intervistarlo con altri 10
giornalisti da tutto il mondo: 4 domande in tutto, la mia sarà
l’ultima e la farò sull’ utilizzo della musica nei suoi film.
Non
appena sbobinerò e tradurrò, posterò!]
Alla
fine della cena io, Renato e Greg ci avviciniamo a Kitano per
consegnarli un regalo: la maschera dei Mammuthones di Mamoiada.
Gli
dico che questa maschera è un omaggio della nostra terra, la
Sardegna, e che vuol essere di augurio per la creazione di tanti
altri capolavori.
E a
questo punto, come a Cannes e come a Venezia l’anno prima,
Kitano ringrazia e dice qualcos’altro.
…
Avevo concluso il diary su Cannes 2007 con questa frase: “C’è un
viaggio da fare, c’è una proposta da accettare, c’è una promessa
da mantenere”.
Ecco.

Novembre 2008.
Tokyo.
Ristorante CHIANTI.
Affresco veneziano alle nostre spalle.
Da
dx: io, Takeshi Kitano, Greg, Mathieu.
E
altro non so, o non posso, o non voglio dire.
Mario Carta
|