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Sapete, a volte le
cose più difficili, quelle che sembrano davvero
impossibili, possono essere realizzate.
Sarà anche una banalità, ma è proprio così.
Fortuna? Si, anche...ma soprattutto una grande, grandissima
passione.
Che alla fine paga sempre.
A marzo mi trovo a chiacchierare sul messenger con Mathieu, un
caro amico francese, e tra una citazione di Arrapaho e uno scambio
di files Nyman - Hisaishi, iniziamo a parlare del fatto che (news
from Tokyo) Takeshi Kitano sarà presente al Festival di Cannes.
L' idea di chiedergli un' intervista ci balena nella mente quasi
subito... io e Renato come rappresentanti del Fan Club Italiano, e
Mathieu come rappresentante del fansite francese.
Fantascienza?
Al limite mi dirà di no, ma almeno ci ho provato, come
disse Jackie Brown :)
Mando una mail (e Mathieu fa altrettanto) al suo addetto stampa,
inserendo il link del sito del fanclub riveduto & corretto.
Passano due giorni, mi sono perfino dimenticato della mail,
scarico la posta...e con mia grande sorpresa ricevo una mail di
risposta dall'addetto stampa.
Scommetto con me stesso sul suo contenuto.
E perdo, fortunatamente!
La mail dice "Nessun problema, ma è ancora presto per
Cannes. Mi contatti ai primi di Maggio."
...
Non credo ai miei occhi.
Chiamo Mathieu, anche lui ha ricevuto la stessa risposta.
Qui non si tratta più di fantasticare.
Bisogna agire.
La Francia non è lontana ma...quanti soldi ho in tasca? Pochi,
molto pochi, ma che mi importa?
...e pazienza se si dovrà dormire sotto un ponte o sulla
spiaggia...è un occasione unica e non posso farmela scappare.
Il mese seguente lo passiamo in fremente attesa della mail di
conferma dell'intervista, con tanto di ora e luogo d'incontro.
Ripensandoci, perchè non dovrebbe concederci un'intervista? Tutto
il nostro supporto a questo immenso artista è lì, chiaro e
limpido, sul nostro sito...e Kitano ha sempre dimostrato
attenzione e sensibilità verso le persone onestamente interessate
al suo lavoro.
La conferma arriva, alle 15.56 del 6 maggio:
"Hi guys, your interview will be around mid-day on monday
may 21 at the hotel Gray d'Albion in Cannes.
I'll let you know exactly where closer to the date.
There will be a japanese press conference right before and you
are welcome to watch that too.
See you in Cannes."
Ci siamo. Ci siamo. Ci siamo.
Tragitto: traghetto Porto Torres-Genova, arrivo a Genova il 20
mattina; treno Genova-Nizza; incontro con Mathieu a Nizza; pullman
Nizza-Cannes e arrivo nel pomeriggio, in tempo per vedere la
passerella di Chacun Son Cinema.
E per dormire? Purtroppo non si farebbe in tempo ad andare a
Villenueve-Loubet (città in cui vive il padre di Mathieu, che ci
ospiterebbe anche il giorno seguente) il 20 sera e a tornare il
mattino dopo in tempo per fare l'intervista...e allora si dormirà
in spiaggia.
O non si dormirà affatto.
E' da tanto che penso a cosa potrei chiedergli se dovessi avere la
possibilità di fargli qualche domanda "seria"...butto
giù un po' di idee, alla fine ne seleziono una decina.
L'intervista si svolgerà in inglese, e immagino che avremo al
massimo mezz'ora di tempo.
Non molto, ma ce lo faremo bastare :-)
Si parte.
Il viaggio in nave con Renatin è forse il viaggio in cui ho riso
di più in assoluto...adrenalina a mille, cazzeggio totale.
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Foto allo
specchio in cabina |
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Porto
Torres: porto + idiota |
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"Mister
Halloran, cosa c'è nella stanza 237?" |
...e così via.
La notte fila via in questo modo, incoscienti che non siamo
altro...dormiremo 2 ore con una notte in spiaggia che ci
aspetta!!!
Si arriva a Genova
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(la zona
del porto sembra presa da un film di Tsukamoto) e il
cazzeggio continua! |
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Renato
rischia di perdere il treno per Nizza.. |
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e io
faccio una preghiera propiziatoria al Dio Kronos |
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Durante il viaggio
verso Nizza iniziano le dolenti note: sedili scomodissimi, 35
gradi e aria condizionata...dal fatto di possedere un ventaglio.
A Nizza incontriamo Mathieu, ed è un bellissimo incontro.
Non ci vediamo dall'estate del 2005 a Venezia ma lui è sempre
uguale: completo nero, scarpe con le rotelle, capelli lunghi,
maglia di "Papa Kitano" e...completamente pazzo! :-D
Arriviamo a Cannes alle 16.30, ci avviciniamo alla famigerata Croisette
e ci fermiamo a cercare refrigerio sotto una delle famose palme.
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Il Festival di
Cannes è tutto qui.
Che delusione infinita.
Cannes è una cittadina sul mare con un po' di alberghi, sporca
come una fogna, senza servizi pubblici, con dei prezzi che non
trovi nemmeno in Costa Smeralda (per entrare in un bagno
all'interno di un locale era necessario consumare...e la
combinazione per aprire la porta del bagno era stampata sullo
scontrino!!!)
Cannes è un Novella 2000 di cellulode, è un Eva
express fatto carne: glamour e basta.
Non c'è cinema per i comuni mortali come noi, i film possono
essere visti solo da ospiti selezionatissimi con invito e smoking
(o abito da sera per le signore)...i comuni mortali hanno una
giornata, il giorno seguente alla cerimonia di chiusura per vedere
alcuni film.
Molto democratico, non c'è che dire.
E poter avvicinare un regista e stringergli la mano, magari
complimentandosi con lui? Nemmeno per idea, c'è tanta di quella
polizia a proteggere non si sa chi o cosa che ad alzare un braccio
rischi una raffica di mitra.
Al primo che osa criticare il Festival di Venezia sputo in un
occhio!
Ci fotografiamo
Passerella e caldo
da morire...tutta questa gente che sta ore ed ore sotto il sole
per non vedere nessuno, oltre che per non vedere nemmeno un
film...ma chi glielo farà fare???
Finalmente arrivano
i 35 registi a cui il presidente del festival Gilles Jacob ha
chiesto di realizzare un corto di 3 minuti per festeggiare i 60
anni del Festival di cannes. Chacun son cinema, appunto.
Tra gli altri si possono riconoscere Lelouch, Polansky e Van Sant
Mi distraggo un
attimo e quasi perdo l'arrivo di Kitano...è vestito con un kimono
ed indossa un copricapo in plastica che mima la classica
"acconciatura" dei samurai.
Noi lo chiamiamo, ci vede e si toglie il copricapo per
salutarci...
La rigida etichetta
del Festival prevede lo smoking, e lui arriva indossando un
elegantissimo abito tradizionale giapponese con il logo
dell'office kitano!
Impagabile :-D
E con 35 registi fantastici...chi è il divo della giornata? Chi
riceve l'applauso più caloroso? Questo signore!
Ma come...sono passati i Coen, Kitano, Kaurismaki, Tsai Ming-liang,
i Dardenne, Polansky...e tutti gli altri...e quasi nessuno ha
fatto un fiato...e ora tutti a strapparsi i capelli per lui e per
la sua compagna???
Cannes by night
La notte si
preannuncia lunga (pensa all'intervista!)
Passeggiamo per un bel po', ci scappa un altro cazzeggio con dei
pupazzi dei Simpson a grandezza d'uomo
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ma dura poco
(notare lo sguardo!!!)
Siamo distrutti, ci sediamo in una panchina e confronto le
mie domande con quelle di Mathieu.
Decidiamo di alternarci durante l'intervista.
Si fa mezzanotte. (pensa all'intervista!)
Scendiamo in spiaggia, ci sdraiamo sulla sabbia ma a pochi
metri da noi una rissa tra giovani francesi ubriachi si
conclude con un tizio con la testa rotta.
Ci spostiamo e arriviamo ad una banchina in cemento.
Proviamo a sdraiarci lì e a dormire un po'... macchè! Io
non riesco a dormire per più di 5 minuti, Mathieu e Renato
dormono qualche minuto in più ma una blatta (!!!) che stava
per salire sopra Renato ci convince che forse è meglio
spostarci ancora. (pensa all'intervista!)
E la notte continua così, da una panchina all'altra, da un
sonnecchiare all'altro...
Ore 4.50 a.m. , zombie davanti al Palazzo del Cinema |
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Finalmente le prime
luci dell'alba ci fanno svegliare un po'.
Alle 10 abbiamo appuntamento con la nostra amica Ako, giornalista
della Asahi TV (conosciuta a Venezia nel 2005) che ci chiede di
farci venire qualche idea per recitare con il co-protagonista
dell'ultimo film di Kitano, Kantoku Banzai!
Questo pupazzone di plastica (è quello utilizzato nel film) ad
immagine e somiglianza di Takeshi.
Tip tap, citazioni anonatsuiane, il nome bito scritto con
i nostri corpi, e così via...
La stanchezza sparisce in un minuto :-)
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Noi e Ako |
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Ako con
la crew giapponese |
Non può mancare
naturalmente l'intervista finale: cosa ci si aspetta dal nuovo
film di Kitano, quale sono le nostre sensazioni ad un'ora
dall'intervista che dovremo fare, etc.
Non male come inizio della mattinata.
Ma ora si fa sul serio.
Ora ci troveremo davanti Takeshi Kitano.
Seduto al nostro tavolo.
E dovremo intervistarlo.
Fino all'ultimo momento ero sicuro che qualcosa sarebbe successo,
che l'intervista sarebbe andata a farsi benedire...magari perchè
Kitano non aveva tempo per noi, o per qualsiasi altra ragione...
Arriviamo all'Hotel Gray d'Albion, saliamo al primo piano ed
entriamo nel ristorante dell'hotel.
Usciamo in veranda dove ci sono una trentina di giornalisti
giapponesi che aspettano Kitano per la conferenza stampa.
La nostra intervista sarà l'ultima della giornata, alle 12.30
circa.
Alcuni giornalisti vedono le nostre magliette e si avvicinano a
parlare con noi, sorpresi e divertiti.
Ritrovo due giornaliste giapponesi conosciute nel 2003 a Venezia
con cui scambio due parole...ma entra Kitano.
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e si fionda subito
su di noi, tra lo stupore generale.
Ci chiede se siamo gli amici di Greg (Greg è il nostro amico -
nonchè membro del fanclub- di Lignano che è andato a Tokyo
per studiare giapponese) e ci dice, ridendo, che lui in quel
momento è a casa sua.
Conclude con un sorriso e con un "ci vediamo dopo".
Con il cuore a mille mi siedo e riprendo qualche minuto della
conferenza stampa
Kitano e Masayuki Mori, boss dell'Office Kitano
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Kitano, Mori
e il premio che Kitano ha ricevuto a Cannes...sovrastato dal
copricapo giapponese in plastica :-D |
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foto col
premio |
Finita la conferenza
ci sono altre due interviste prima della nostra.
In questo lasso di tempo tre troupe giapponesi mi fanno una marea
di domande su Kitano, sul suo cinema e sul perchè abbia
affrontato un viaggio dalla Sardegna per incontrarlo...io
rispondo, molto imbarazzato, in inglese.
Spero di non aver
detto troppe stronzate :-D
Si avvicina a noi l'addetto stampa giapponese di Kitano e ci dice
che l'intervista sta per cominciare.
Ci sediamo in un tavolino circolare molto molto piccolo; gli
faccio leggere le domande in modo che si assicuri che non
chiederemo nulla di sconveniente o imbarazzante al Maestro.
Faremo le domande in inglese, lui le tradurrà in giapponese a
Kitano; Kitano risponderà in giapponese e lui tradurrà la sue
risposte in inglese.
Tutto come previsto.
Sistemiamo le ultime cose...registratore vocale, telecamera,
foglio con le domande.
In questa foto (che mi piace moltissimo) c'è tutto, 2 minuti
prima dell'intervista: concentrazione, tensione, emozione.
Arriva Takeshi
Kitano.
Si siede al nostro tavolo.
Io, Matheiu e Renato ci guardiamo.
Sorridiamo. Lui sorride.
Ci presentiamo.
Si può cominciare.
Intervista a
Takeshi Kitano
http://www.kitanofanclub.com/
- all rights reserved
Hotel Gray D'Albion, Cannes, 21/05/2007
Mario: One of the most amazing things about your
filmmaking is your capacity to surprise us in many areas including
the script, direction and editing. In our opinion your filmmaking
is similar to jazz music, to jazz musicians, like Keith Jarrett
and Thelonious Monk for example: while one may feel they
understand what’s going on and in what direction the film is
going, something happens and you remain completely speechless and
magnificently surprised! The question is: how much is
improvisation and how much is planned during filming?
(Una delle cose che più ci colpisce del suo
cinema è questa capacità di sorprendere, sia nella scrittura del
film, sia nella direzione e nel montaggio, e ci fa pensare a dei
musicisti di jazz come Keith Jarrett e Thelonious Monk...quando
una persona pensa di aver capito cosa succederà e in che
direzione...viene immediatamente spiazzato e sorpreso
magnificamente. La domanda è: quanto c'è di improvvisazione e
quanto di programmato durante la realizzazione di un suo
film?")
Kitano: Although you haven't actually seen my
latest movie, Kantoku Banzai, Hurray to the filmmaker, that would
be a very much easily understandable example of the relationship
between the set part and the improvisational part. The first half
of my newest movie consisted of a pretty much set up structure.
You refer to jazz musicians, and to compare it to the jazz music,
it's like chorus or key melody, which are pretty much on paper.
Then, the second half of the movie is very much improvisational.
But, let's stop talking about my latest movie. In general, it
really depends on each setting and each situation, and each scene,
and what it requires for that particular situation or scene or set
up; I would shoot the very first shot of the movie, and then come
up with something totally different from the script on the next
shot already, or I may take a couple of days shooting as the
script goes and see how the actors play and how the crew members
work, and see how the whole organism reacts to this. And maybe on
the third shooting day I would come up with improvisational ideas,
so it's a very organic thing, depending on my relationship with
actors, and the shooting situation.
(Anche se non hai ancora
visto il mio ultimo film, Kantoku Banzai, proprio questo è un
esempio piuttosto comprensibile della relazione tra la parte
pianificata e quella improvvisata. La prima parte del mio nuovo
film è basata su una struttura abbastanza preparata. Tu fai
riferimento alla musica jazz, quindi per fare un paragone con la
musica jazz, è come il ritornello o il tema, che sono ciò che
sta effettivamente sulla carta. Poi, nella seconda metà del film
c’è molto di improvvisato.
Ma adesso basta parlare del mio ultimo film.
In linea di massima, molto dipende dalla specifica ambientazione,
dalla specifica situazione, dalla specifica scena, e da ciò che
ogni ambientazione, situazione e scena richiedono. Mi capita di
girare la prima scena di un film, e di saltar fuori con qualcosa
di completamente diverso dal copione già dalla scena successiva,
oppure possono volerci un paio di giorni di riprese per vedere
come va il copione, come recitano gli attori e come lavorano i
membri della troupe, e come l’intero organismo reagisce a tutto
questo. E magari il terzo giorno possono venirmi delle idee per
improvvisare, quindi è una cosa molto organica, che dipende dal
mio rapporto con gli attori e con la situazione in cui si gira.)
Mathieu: Why do you think Western
countries got first interested in your movies, and did the reasons
of this interest in your cinema change with its evolution? Does it
affect you when you make a new movie?
(Secondo lei perché i Paesi occidentali si
sono inizialmente interessati al suo cinema, e le ragioni di
questo interesse per il suo cinema sono cambiate col suo
evolversi? Questo la influenza quando gira un nuovo film?)
Kitano: The first time, say, first 'encounter'
with a Western audience, for me, really was the London
International Film Festival in 95, or 96, somewhere around that
time. They were holding some kind of mini-retrospective of my
films, up to Sonatine, and I still remember the director of the
London Film Festival completely believed that I was a real
gangster, a yakuza character. They took great great care of me!
Since then, I am more or less known as the... Well, they labelled
my films as violent films. Every now and then I try completely
different type of movies, like Kikujirô no natsu, to somehow go
against the preconceptions, or expectations. Kikujirô was a very
significant film in that sense, in that it was my intent to come
up with different things, try to do different ideas; then what
people expected helped me to do namely 'violent movies'. But it's
in my sort of nature, or it's in my habit, to want to... try, you
know, violent movies. So I still would like to try those movies
every now and then, but I have to say I feel very awkward and I
don't feel very comfortable about being labelled as a 'filmmaker
of violent movies'.
In terms of your question concerning whether I would be conscious
about the reactions from the Western audience in general: I'm not,
really. Because my personal policy is that the greatest fan, and
the severest of critics, of Beat Takeshi / Takeshi Kitano, is no
other than myself! So the criteria that I respect the most are
none other than my criteria. If I can come up and make a movie
that goes beyond the standard of those criteria, I would be
confident to present it to anybody. Whether it's domestic audience
or International audience, basically it's up to the audience
itself to interpret each film in their own ways.
(La prima volta, il primo
incontro, diciamo, con un pubblico occidentale fu il London
International Film Festival nel 95, o 96, più o meno in quel
periodo. Avevano organizzato una sorta di mini-retrospettiva dei
miei film, fino a Sonatine, e mi ricordo ancora che il direttore
del film festival era davvero convinto che io fossi un vero
gangster, un personaggio della yazuka. Mi trattarono davvero con
molta cura! (ride)
Da allora sono più o meno noto come…Insomma, hanno etichettato
i miei film come film violenti. Ogni tanto provo a fare dei film
completamente diversi, come L’estate di Kikujiro , per andare in
qualche modo contro i preconcetti, e le aspettative. Kikujiro fu
un film molto significativo in questo senso, dal momento che era
proprio mia intenzione mostrare cose diverse, provare idee nuove;
in seguito ciò che la gente si aspettava mi spinse a fare film
definiti come “film violenti”. Ma è nella mia natura, o nelle
mie abitudini voler…sperimentare film violenti. Vorrei ancora
tentare quel tipo di film ogni tanto, ma devo dire che mi fa uno
strano effetto e non mi sento molto a mio agio nel ritrovarmi
etichettato come “autore di film violenti”.
Per quanto riguarda la tua domanda su quanto io sia consapevole
delle reazioni del pubblico occidentale: non lo sono, veramente.
Perché la mia politica personale è che il più grande fan, ed il
critico più severo di Beat Takeshi/ Takeshi Kitano, sono io e
nessun altro! Così, i criteri che io osservo di più sono
nient’altro che i miei criteri. Se posso fare un film che vada
oltre lo standard di questi criteri, mi sentirei sicuro nel
presentarlo a chiunque. Che sia il pubblico di casa mia o il
pubblico internazionale, fondamentalmente spetta a ciascun
pubblico interpretare ogni film a modo suo.)
Mario: Infantile regression, game, and... Death
which will come sooner or later. The idea we've got of these, in
your movies, is like a parenthesis of happiness while on a dark
and difficult journey. We find this to be very clear in Kikujirô
no natsu, but also in 2 other movies, which unfortunately aren’t
very famous in Italy, Kids' Return and A scene at the sea. Is this
point of view, according to you, necessary to live better?... or
to prepare yourself to the death?
(Regressione infantile, gioco …e morte che
prima o poi arriverà. L’idea che abbiamo di questo nei suoi
film è come delle parentesi di felicità in un tragitto buio e
difficile. In Kikujirô no natsu questo è secondo noi molto
chiaro, ma anche in due altri bellissimi film che purtroppo in
Italia sono poco conosciuti come Kids Return e A scene at the sea.
Questo modo di vedere le cose secondo lei è necessario per vivere
meglio la vita?... o per prepararsi adeguatamente alla morte?)
Kitano: I have heard from an ex-conman - who had
been in prison, but has just been released... He told me about how
he would play childish games with other inmates, like, you know,
throwing the stones, or throwing the marbles to each other, or
hitting the wall with a ball, all these kinds of childish games.
He told me that although those death convicts, sentenced to death...
They don't usually play complex kind of games. Rather would they
emancipate themselves in a childish game. And luckily the guy who
told me that story was released, after he was pardoned; although
he was initially sentenced to death penalty, although he was going
to die, he was released at the last minute. I think that kind of
story rings a certain trueness to me, because maybe it's a
primitive instinct I've got of things. When you approach the age
of mortality, you probably don't get involved in complex games;
rather would you want to play it simple, and that's why I tend to
use those metaphors, regardless of the difference of characters,
whether they'd be yakuza, or death suffer, or a child.
(Ho sentito una storia da un
ex carcerato – che è stato in prigione, ma che è stato appena
rilasciato…Mi ha raccontato che aveva l’abitudine di fare dei
giochi infantili con gli altri reclusi, tipo, sai, lanciar pietre,
o giocare con le biglie, o colpire il muro con una palla, tutti
questi giochi da bambini. Mi ha detto che nonostante queste
persone fossero nel braccio della morte, condannati a morte…Di
solito non fanno giochi complessi. Piuttosto, si distraggono con
giochi infantili. E fortunatamente il tizio che m’ha raccontato
questa storia fu rilasciato, dopo essere stato graziato;
nonostante all’inizio fosse stato condannato a morte, nonostante
stesse per morire, fu liberato all’ultimo minuto.
Credo che questa storia risuoni di una certa verità in me, perché
forse è una specie di istinto primitivo che ho nelle cose. Quando
ti avvicini al momento della morte, probabilmente non vuoi
coinvolgerti in cose complesse; piuttosto, vuoi viverlo
semplicemente,, e questo è il motivo per cui tendo ad usare
metafore, senza tener conto della differenza tra i personaggi,
siano loro uno yazuka, una persona agonizzante, o un bambino.)
Mathieu: You’ve tried many different forms of
artistic expressions. Is there still an artistic form of
expression that you would like to try?
(Lei ha sperimentato diverse forme
d’espressione artistica. C’è ancora una forma d’espressione
artistica che vorrebbe provare?)
Kitano: Punk
rock! (ride e fa un gesto a simulare una cresta
mowawk!!!...noi scoppiamo a ridere!!!)
Mario: We believe this to be one of the most
beautiful and important point, and our internet site shows on the
first page this sentence you said: "Express myself with
simplicity is the most difficult thing to do. According to me,
abstraction and simplicity are two opposite things." Related
to that, what is your opinion of the current situation of art in
general, and cinema in particular?
(Noi crediamo che una delle cose più belle
e importanti - il nostro sito in suo onore si apre proprio con
questa frase - che lei abbia detto sia “Esprimere le cose con
semplicità è la cosa più difficile. Per me L’astrazione e la
semplicità sono due cose opposte.”
Anche in relazione a questo, come vede la situazione attuale
dell’ arte in generale e del cinema in particolare?)
Kitano: Well, 'art' or, let's say, 'entertainment',
in general has become... I mean... My policy, or believe, is that
there should be space for uniqueness, for each different
expression, for each different art form. But it's getting more and
more apparent and prominent that the world of entertainment is
becoming more and more like Disneyland, or MacDonald's, KFC, and
all these kinds of junk-food. And viewers, and the general public,
are getting more and more prone to be comfortable with these kinds
of easily accessible entertainment. That's very much my
observation of what happens in cinema or art or entertainment in
general, I think: there is a junk-food, and that's OK, but there
should be a space for cuisine or food other than junk-food. So my
impression is that it's getting more and more like the mass
production of a product, rather than expression of uniqueness. The
pursuit of uniqueness is getting less and less prominent.
(Beh, “l’arte” o ,
diciamo, “l'intrattenimento” in generale, è
diventato…Voglio dire…La mia politica, credo, è che ci
dovrebbe essere spazio per l’unicità, per ogni differente
espressione, per ogni differente forma d’arte. Ma sta diventando
sempre più evidente ed importante il fatto che il divertimento
sia sempre di più come Disneyland, o MacDonald’s, KFC, e tutti
questi tipi di junk food. E gli spettatori, ed il pubblico in
genere, stanno diventando sempre più tendenti a sentirsi a loro
agio con questi tipi di divertimento di facile portata. Questo è
il mio punto di vista su ciò che succede nel cinema , nell’arte
e nell' intrattenimento in generale; penso: c’è del cibo
spazzatura, e va bene, ma ci dovrebbe essere spazio per una cucina
o un tipo di cibo che siano altro dal cibo spazzatura. Quindi la
mia impressione è che stia diventando sempre di più la
produzione di massa di un prodotto, piuttosto che un’espressione
di unicità. La ricerca dell’unicità sta diventando sempre meno
importante.)
Mathieu: Don’t you regret the offer which was
made to you last year of becoming the Japanese Minister of
Culture?
(Non rimpiange l’offerta che le è stata
fatta l’anno scorso di diventare il Ministro per la Cultura
Giapponese?)
Kitano: I'm glad I turned that down! Because if I
was the Minister of Culture, hell would break through! Besides, I
wouldn't be able to work on TV, comedy, and movies... I mean, if I
was allowed to be a dictator, not just Minister of Culture, then I
would think about it!
(Sono felice di aver
rifiutato! Perché se fossi diventato Ministro della Cultura,
sarebbe cominciato l’inferno! E d’altra parte non sarei stato
in grado di lavorare in televisione, commedie e film…voglio
dire, se mi autorizzassero ad essere un dittatore, non un Ministro
della Cultura, allora sì che ci penserei!)
Mario: A message we would like to tell you:
please keep making movies, because we need, and people need movies
like yours.
(Un messaggio che ci teniamo a darle:
continui a fare film, perche noi abbiamo bisogno, e la gente ha
bisogno, di film come i suoi.)
Kitano: Yeah, be prepared to be shocked! With my
latest movie, Kantoku Banzai, you're going to think I totally went
nuts!
(Beh, preparatevi ad essere
scioccati! Col mio ultimo film, Kantoku Banzai, penserete che sia
veramente uscito di testa!)
Fragorosa risata generale.
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L'intervista è
finita.
Do a Kitano il nostro regalo, un vino rosso sardo molto pregiato,
dicendogli che io e Renato siamo sardi e che il fan club in suo
nome si chiama Sassari-Venezia a sottolineare il tragitto che
abbiamo percorso dal 2002, anno del primo incontro per Dolls.
Gli regaliamo infine una maglietta del fan club (ne diamo una
anche a Mori).
Lui ci ringrazia e ci riempie di doni: gadget del film Kantoku
Banzai (che autografa uno per uno)
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perfino
cibo giapponese, e anche una bustina con un disegno fatto da
lui.
Facciamo una foto insieme, finalmente |
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e a questo punto
accade qualcosa.
Kitano si rivolge a noi in inglese e ci fa una domanda.
Io rispondo.
E lui risponde a sua volta...
...ma questo è un qualcosa di talmente intimo e grande che mi
perdonerete se lo tengo per me.
Potrei concludere parlando dell'uscita dall'Hotel, vestiti da
idioti...
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| e
della sua reazione non appena ci ha visti |
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...oppure potrei
concludere parlando del giorno seguente a Villeneuve-Loibet a casa
del padre di Mathieu, a mangiare prodotti della terra francese...
...ma forse è
meglio concludere con questa foto.
C'è un viaggio da
fare, c'è una proposta da accettare, c'è una promessa da
mantenere.
A presto :)
Special thanks to:
Richard Lormand
Masayuki Mori and Office Kitano
Ako Kitamura and her crew
Greg-Kun
Aniki Belmami
Mathieu and his family
Roby, Fede, Mauro, Simone, Paola, Fabrizio and Tiziana (Kitano
Takeshi eiga no kamisama)
Stefania Grande
Kate Tabasso
Mariano Tedde
Mario Carta
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